
Il tempo era passato. Nelle vicinanze della Città Imperiale un nuovo esercito si stava avvicinando, quello regolare del Candervell, capeggiato anche da Orlando Waves.
Il sole era vicino al tramonto, ma c’era ancora abbastanza luce, il sangue e i corpi sul deserto erano in perfetta vista. Gli uomini del deserto erano stati capaci di sconfiggere i terribili predoni di Korius: tutta la colonna di cinquemila uomini era stata massacrata, mentre dell’esercito di Livian era rimasto in piedi circa un terzo; i predoni si erano comunque difesi alla stregua. L’aquila, coi suoi occhi, aveva visto tutto, come la sua padrona dagli occhi rossi. Quest’ultima era intenta a fare le dovute considerazioni su quanto accaduto. Alla fine quell’idiota di Korius si era fatto sconfiggere…
Presto le truppe di Livian sarebbero venute contro le mura della città. Erano ancora millecinquecento guerrieri e la città era senza difese, per non parlare di Orlando Waves e l’esercito del Candervell. Sembrava proprio che il gioco volgesse al termine. Improvvisamente udì delle urla provenire da oltre la porta. La Regina Demi si voltò ed i suoi occhi da rossi tornarono marroni. Si trattava chiaramente di rumori di lotta. Andarono avanti per parecchio, poi cessarono, e dei passi si avvicinarono alla porta della sala del trono.
Lentamente, la porta venne aperta e la regina vide comparire la figura di Desmond Gangrel, completamente insanguinato e ferito, anche se in maniera lieve; la sua spada era rossa del sangue delle guardie che aveva ucciso.
Demi lo vedeva ansimante, con sguardo omicida mentre la scrutava, tuttavia non sembrava affatto infastidita da quella visita.
Senza distaccare gli occhi da lui si alzò dal Trone e fece qualche passo avanti.
-Ma guarda, Desmond Gangrel. Sei riuscito ad arrivare fin qui sfuggendo ai nostri uomini, complimenti. Sono indiscreta se ti chiedo come hai fatto ad entrare?-
-Non dovresti stupirti tanto- disse Desmond sorridendo. -C’è un sacco di gente che ti odia, sia dentro il palazzo che fuori. Da loro ho ricevuto aiuto quando sono arrivato in città. Tutti loro non hanno fatto altro che aiutarmi, nascondendomi dalla caccia delle tue guardie, e intanto prendevano contatti con persone che lavorano in questo palazzo. Sono stati loro a farmi entrare dai sotterranei. Poi, approfittando del non gran numero di guardie che si trovavano all’interno, sono arrivato fin qui. Solo quando ho visto che non eri troppo protetta ho deciso di farmi vedere. E dopo aver spiaccicato quei traditori che avevi come guardie, sono entrato qui-
Le sue ultime parole non nascondevano un tono di minaccia.
-Ora vorresti uccidermi, vero?- Disse sorridendo divertita Demi.
-E’ per questo che sono qui. Ormai hai perso anche il tuo amico Korius! E’ tempo di pagare per aver tradito il tuo popolo!-
Dopo queste parole, Desmond vide la regina ridere pacatamente per alcuni secondi.
-Che ci trovi di divertente?-
-Tu sei divertente. Il tuo popolo è divertente, o dovrei dire la tua razza. Siete tutti così prevedibili. Sai, ancora devo riuscire a capire la vostra utilità, per quale motivo siete nati visto che non fate altro che creare problemi-
Desmond non riusciva a capire cosa stesse dicendo quella ragazza… Per di più aveva l’impressione che la sua voce fosse cambiata, vedeva il suo bel volto sorridente che lo scherniva.
Il suo sgomento la divertiva.
-E’ stato bello giocare con il vostro regno. Molto divertente devo dire. Ma è tempo che tutti i giochi finiscano-
Dette queste parole, Desmond Gangrel vide gli occhi della regina Demi illuminarsi di rossa luce, mentre metteva le braccia in alto, premendo le mani sulle tempie. Rimase, ovviamente, colpito da una cosa del genere, ma era solo l’inizio. Vide la regina contorcersi per qualche secondo e poi dalla sua bocca uscire un denso fumo nero: era una gigantesca nube nera quella che l’erede dei Gangrel vide posarsi leggermente a terra. Il corpo della regina cadde pesantemente a terra, mentre la nube continuava a gonfiarsi. Poi lentamente incominciò a schiarirsi, un’improvvisa accecante luce uscì da essa, Desmond non riuscì a tenere gli occhi aperti sulle prime. Qualche secondo dopo la luce si attenuò e fu sicuro di distinguere una forma umana al suo interno, fin quando non vide delle grandi ali nere aprirsi, esse sbatterono un paio di volte, il fumo si diradò e la luce si attenuò del tutto.
Gangrel sgranò gli occhi per la sorpresa: vide dinnanzi a sé una donna dotata di ali nere, aveva una seducente corazza argentea che le percorreva finemente le curve della parte superiore del corpo. I due seni pieni erano coperti solo per metà e l’incavo tra le due protuberanze era scoperto insieme ad una parte degli addominali, la corazza finiva con delle spalliere a punta. Portava poi degli strani pantaloni rossi attillati con degli stivali argentei che le arrivavano sulle ginocchia sui quali c’erano delle gemme rosse. Sui polsi aveva i bracciali d’argento lunghi fino ai gomiti, anche in quelli aveva incastonati delle gemme di colore rosso. Il suo volto era qualcosa d’incredibile: bellissimo, quasi soave, con gli occhi di un celeste chiaro e luminoso, i capelli neri e lunghi che le ricadevano dietro la schiena, portava inoltre sulla fronte uno strano zaffiro rispendente che sembrava parte di lei. Era una visione estasiante per Desmond, lui che non disdegnava mai una bella donna. Le sue ali sbattevano per alcune volte, poi si piegarono dietro la schiena della donna. Per Desmond era sempre più suggestivo quell’essere, ma non doveva perdere la testa.
-Chi sei tu? E da dove sei sbucata?- Chiese, con una certa soggezione, il guerriero.
-Mi chiamo Aris Agricaltus. E se proprio vuoi saperlo: vengo da un altro mondo-
La sua voce era dolce e decisa allo stesso tempo, per come articolava le parole. Guardandola negli occhi Desmond si sentiva così… Inferiore a lei.
In più, nonostante il suo volto dolcissimo, si notava una spietata freddezza nella sua espressione, tipica di chi aveva ucciso un’infinità di persone, godendo nel farlo.
-Ti vedo spaventato. Mi sembra di capire che non hai mai visto un essere come me, in effetti non mi stupisce. Ma sappi che non sono l’unica, ce ne sono tanti come me, come esistono diversi mondi oltre a questo. Ma non sono posti migliori di questo, non fatevi questa illusione-
Intonava ogni parola in maniera leggiadra, come se tutto quello che diceva dovesse essere superbo per le orecchie. Come se oltre il suo aspetto la gente dovesse godere anche del modo in cui parlava. Quella donna alata aveva qualcosa di inebriante, Desmond non riusciva a sentirla come nemico. Anche se le parole che diceva erano totalmente incomprensibili per lui.
-Ma si può sapere di che stai parlando?-
-Già dimenticavo- disse l’essere aggrottando appena la fronte. -Voi in questo mondo non avete certe credenze. Per farti capire meglio: io sono un Angelo, e sono nata milioni di anni fa-
Notò l’inevitabile stupore del ragazzo biondo, quando udì le sue parole.
-Vedo che comprendi, giovane uomo. Meglio così. Avevo già diversi anni quando vidi i primi di voi, su questa terra. Ricevetti dai miei superiori un importante incarico, io fui scelta per proteggere la vostra razza e comprenderne le potenzialità, in modo da potervi avere al nostro fianco per proteggere il Creato da ogni possibile minaccia. Inizialmente mi sentii onorata e per migliaia di anni ho svolto il mio dovere con grande abnegazione. Nei primi tempi io e i miei fratelli abbiamo combattuto contro esseri che non potete neanche immaginare, creature che comandavano il mondo prima di noi: solo per proteggere il nuovo volto del Creato. Quella guerra ci costò tanti sacrifici… E poi quando siete nati, abbiamo incominciato a fare da balia alla vostra razza. Vi abbiamo osservato e abbiamo cercato di comprendere le vostre potenzialità. Noi Angeli viviamo delle vite abbastanza solitarie, semplicemente perché non abbiamo bisogno di compagnia. Voi siete diversi, e questo incuriosiva diversi di noi. Incuriosiva me, soprattutto.
Cos’è mai questo legame tra più persone che voi chiamate popolo? Cosa significa essere parte di una popolazione? Sulle prime non sono riuscita a trovare una risposta. Anche perché vedevo che più i tempi avanzavano, e più questo legame tra popoli svaniva nei vari mondi da voi popolati. Poi avete cominciato a farvi sempre più le guerre. L’ironia è che solo in presenza di esse, solo in presenza dell’orrore e del dolore ritrovate quel legame di fratellanza, di empatia, di collaborazione e di favori reciproci. Non sono queste a darvi la nobiltà e lo spirito per creare un popolo? Per migliaia di anni ho cercato di aiutarvi, di farvi capire quanto fosse folle una cosa del genere. Ma non c’era nulla da fare. Ogni volta mi ritrovavo sempre a dover correggere gli stessi errori: per anni e anni, ed anni è stato così. Non hai idea di quanto sia avvilente vedere che in tanti secoli gli esseri umani non cambiano mai. Non imparate mai, cadete sempre negli stessi errori, e fate sempre le stesse stupidaggini. E questo, in definitiva, mi ha portato ad un’unica conclusione: voi siete degli esseri inutili per il Creato. Coloro che si distruggono tra loro non hanno utilità per i grandi fini. Anzi la minaccia per il Creato forse siete proprio voi. E’ quindi naturale che moriate! E’ giusto che vi estinguiate! Ogni mondo doveva essere purificato dalla vostra miserabile presenza!
Così ho cominciato a cercare qualcosa che mi desse il potere di spazzarvi via dall’intero Creato. E quando finalmente riuscii a trovarlo venni fermata dai miei stessi fratelli. Avevo osato andare contro l’ordine di nostro padre, ciò significava la perdita del mio rango, ed essere imprigionata e torturata nel regno dell’Inferno-
I suoi occhi si illuminarono di un bagliore rosso diabolico e Desmond ebbe un terribile senso di terrore guardandoli. Aggiunto a quello che aveva sentito, che sebbene fosse folle dal tono della sua voce, doveva essere sincera.
Il volto di Aris si contorse in una smorfia diabolica ed inquietante, che contrastava nettamente col suo tono di voce dolce e posato.
-All’Inferno provai la sofferenza-, continuò il discorso. -Provai l’orrore, il dolore… E la colpa è tutta di voi barbari! Perché ho cercato di estinguervi. Perciò, dopo essere fuggita dal mio carcere, ho giurato a me stessa che avrei cancellato la vostra esistenza. Che ogni volta che potrò farlo, e che mai più mi sarei fatta fermare!
Purtroppo la fuga dagli Inferi mi ha fatto perdere molti dei miei poteri, ma poco importa. Perché sai qual’è il bello? Alla fine non ho bisogno di chissà quale potere. Mi basta sfruttare il vostro più grande punto debole: la vostra tendenza a farvi la guerra e a distruggervi a vicenda. Siete bravi in questo, ed è così facile mettervi l’uno contro l’altro. Rispetto al piano originale, sono consapevole che mi ci vorranno dei secoli, visto che siete così tanti, ma ho tempo. Alla fine sarà la vostra tendenza a battervi per quello in cui credete ad estinguervi!-
Concluse con un ghigno feroce.
Dopo queste parole, Aris, fece comparire, tramite una luce tra le sue mani, una grande spada con la lama a forma di cuneo completamente dorata. Desmond si mise in guardia preparandosi allo scontro, Aris invece non mosse un muscolo, sembrava non essere nervosa; come se già sapesse l’esito della lotta.
Poi d’un tratto vide Aris illuminarsi di una luce, subito dopo, in un attimo, era di fronte a lui pronta a colpirlo alla testa. Fortunatamente Desmond fu abbastanza lesto da parare il fendente con la sua spada, ma la forza del colpo lo fece volare un paio di metri indietro, finì contro il muro e si ritrovò seduto a terra. Non aveva capito bene cosa fosse successo, sapeva solo che non si trovava di fronte un avversario normale. Poi la vide scomparire e ricomparire, in un attimo, sul corpo della regina Demi. Lo raccolse senza fatica. Un attimo dopo, l’Angelo, torreggiava di nuovo su di lui, osservandolo con quei suoi occhi rossi e luminosi.
-Dovrei proprio dirti che sei stato in gamba a parare quel colpo. Ma quello era solo un assaggio. Inoltre, come ti ho spiegato, sono piuttosto debole. Prendendo possesso del corpo di questa ragazzina mi sono in parte rigenerata, ma mi occorrerà parecchio per tornare come prima della prigionia- disse accennando alla regina Demi, ancora svenuta, che teneva con un solo braccio.
-Non ti sembra imprudente rivelare ad un avversario i tuoi punti deboli- replicò Desmond cercando di rialzarsi. Per tutta risposta Aris, con un veloce gesto infilzò l’uomo sull’addome, gettandolo di nuovo contro il muro. Desmond non si accorse della sua situazione, finché non sentì il dolore. L’aveva ucciso così…
Un qualunque uomo avrebbe fatto più fatica a grattarsi il naso…
Quando riuscì ad aprire gli occhi vide l’inquietante Angelo torreggiare ancora su di lui, tenendo il corpo piegato della regina sulla spalla sinistra, il suo volto era serio stavolta.
-Come sei stupido Desmond Gangrel. E morirai come uno stupido. Voi non potete uccidermi. Qualunque arte possiate usare, le vostre armi mortali non possono eliminare un essere celestiale di alto rango come me. Solo la spada di Orlando Waves mi può ferire, dal momento che deriva da mani non umane. Ecco perché, in passato, ho cercato di allontanarlo e di farlo perdere nei mari del Nord. Ma non farti illusioni, prima che lui possa arrivare qui, io me ne sarò già andata. Prima, però, lascerò la tua amata regina in pasto alla folla infuriata. Come tu hai detto: è una traditrice per il suo popolo, chissà che reazioni ci saranno?- Finì con una risata.
Desmond ringhiò dalla rabbia, era incredibile… Era venuto per uccidere la regina Demi ed ora doveva salvarla, ma non riusciva a muoversi. Sentiva le forze che lo stavano abbandonando.
Era davvero destinato a morire così?
Fuori dal palazzo era scoppiata una vera baraonda: gli uomini di Korius erano rimasti in pochi, e dato che la notizia della sconfitta del predone era volata lesta in tutta la città, la gente si era subito data da fare per riappropriarsi della capitale, e soprattutto delle loro vite. Anche se male armati i cittadini si erano riversati contro i pochi uomini di Korius che non potevano competere con un numero così elevato di persone.
Le cose erano peggiorate quando Livian Shuker e i suoi erano riusciti ad entrare nella Città Imperiale. Avevano incominciato rapidamente a ripulire la capitale del Candervell dagli oppressori, che di tanti soprusi si erano macchiati. Livian, però, aveva un altro conto da regolare e cavalcando in mezzo alla massa di gente, si dirigeva verso il palazzo reale: il suo obiettivo era trovare Demi. Cavalcava senza più il mantello bianco, semicoperta di sangue, col suo braccio bluastro in bella mostra; in quel momento poco le importava di celarlo. I suoi capelli castani fluivano in aria, per la velocità della cavalcata, le sue labbra ogni tanto mostravano i denti, per via del vigore che si era impadronito di lei.
Quando, dopo una lunga tratta, arrivò alla piazza di fronte al palazzo vide qualcosa di strano: sulle scale una donna con delle ali nere, teneva sollevata con una mano la regina svenuta; parlava alla gente che occupava l’intera piazza. Fu lesta ad avvicinarsi.
Era talmente impegnata a non calpestare le persone col cavallo, che non si curava di quello che stava dicendo la strana donna. Ma più la guardava e meno quella figura le piaceva. Dopo diversi minuti, finalmente superò la folla, giunse sugli scalini, scese dal cavallo sguainando la spada.
Si trovava ad alcuni metri a destra della strana figura, più in basso di qualche scalino, solo ora sentiva cosa stesse dicendo quella figura alata vestita d’argento.
-Perciò io, Aris Agricaltus, consegno a voi, grande popolo, la vostra colpevole regina che tanta sofferenza vi ha provocato!- Diceva l’essere mentre teneva sollevata in aria Demi. -Fatene ciò che volete, ma fatele pagare le sue colpe!-
Livian osservò la gente attorno a lei, nonostante non conoscessero la natura di quella donna alata chiamata Aris, si misero comunque ad urlare di offrir loro la regina. L’oratrice aveva quel tono di voce che faceva sentire ognuno a suo agio, nessuno sembrava dubitare di lei… Ebbe uno strano fremito, non capiva il motivo. In fin dei conti, dopo quello che Demi le aveva fatto soffrire, non aveva certo intenzione di aiutarla. Lei stessa era venuta al palazzo per vendicarsi della regina: era quella Aris a non convincerla. Sentiva che era pericolosa. Chi era veramente? Era convinta che anche le numerose persone in piazza se lo chiedessero. Ma l’odio che provavano per Demi era troppo forte.
Fu mentre faceva queste riflessioni che un urlo improvviso la fece trasalire, insieme a tutti i presenti.
-Fermatevi!- Era una voce forte che prese tutti di sorpresa, una voce che Livian conosceva bene, tutti compresa Aris, guardarono verso le porte del palazzo. Dopo qualche attimo comparve la figura malconcia di Desmond Gangrel, con una mano a cercare di tamponare la ferita sull’addome, dopo essere giunto sui gradini rimase inginocchiata.
-Fermi! La regina è innocente! Non fidatevi di quella maledetta! Qualunque cosa vi abbia detto è una menzogna! E’ lei che ha costretto la nostra regina a tradirci tutti! Lo sta facendo per metterci l’uno contro l’altro- Strillava disperatamente, l’ultimo dei Gangrel.
Aris lo guardava con sdegno, doveva rimanere a terra e morire.
Dove aveva trovato tanta forza?
Livian stava osservando la scena, vedeva che il popolo aveva riconosciuto Gangrel e, dato che lo stimavano, sembravano incerti, decise allora di intervenire a sua volta. Cominciò quindi ad avvicinarsi ad Aris. Quest’ultima, intanto, vedendo che la gente cominciava a guardarla con sospetto decise di mettere giù la maschera.
-Guardatevi!- Stavolta la sua voce era poco dolce. -Siete una massa di idioti! Nemmeno la vendetta siete capaci a prendervi! E sia allora eliminerò io la vostra regina!-
Così dicendo posò la sventurata regina in ginocchio sugli scalini, continuando a sostenerla per il collo con una mano, mentre sull’altra mano, nello stupore generale, creò la spada con la quale aveva abbattuto Gangrel.
La gente forse ripresasi dal torpore in cui quell’essere alato li aveva soggiogati, cominciarono ad urlare, in un misto di paura e sbigottimento.
Aris stava per infilzare la sua vittima, sicura che nessuno l’avrebbe fermata. Fu una questione di attimi: prima che la lama a cuneo dell’Angelo potesse intaccare la carne della giovane regina, una spada, veloce come una saetta, riuscì a deviare il colpo. Poi una veloce figura le strappò con forza la regina dalla mano. Aris fece un balzo indietro e la vide: Livian Shuker che aveva adagiato la regina sugli scalini di marmo, ed ora si preparava a fronteggiarla.
Aris vide Livian mettersi in guardia. Era incredibilmente in forma, anzi c’era qualcosa in più in lei, avvertiva una forza spaventosa che forse non sarebbe stata in grado di sconfiggere. Non sapeva come era possibile, ma era così. Non importava, non si sarebbe mai fatta battere da una semplice umana. Mai! Lei era un Angelo, era superiore.
Le due guerriere si fissavano negli occhi, nessuna delle due aveva paura dell’altra: la gente non osava muoversi, forse per paura delle stregonerie dell’essere dalle ali nere.
-Mi stai incuriosendo Livian Shuker. Eri ridotta in pezzi mesi fa. Ed ora sento in te una forza che non hai mai avuto. Chi ti ha rimesso in sesto?- Parlò Aris con ritrovata calma.
La sua voce non aveva più quel tono idilliaco col soggiogare la gente, ormai non le serviva più farlo.
-Hai ragione sul mio attuale stato-, rispose con vigore Livian. -In effetti, non mi sono mai sentita meglio di ora! Io non so chi sei, ma se quello che ha detto Gangrel corrisponde al vero. Invece di fare stupide domande. Ti conviene preparati a morire! Ho molte ragioni per eliminarti!-
Continuò riferendosi, ovviamente, alle torture subite in passato anche per colpa di quell’essere.
-Stolta! Non sai con chi hai a che fare! Korius avrebbe dovuto eliminarti invece di abbandonarti nel deserto. Il suo sadismo ti ha salvata, ma io non commetterò il suo stesso errore, e sono stufa delle interferenze di un insetto come te. Ti eliminerò in secondo-
Sollevò quindi la mano sinistra verso l’alto e l’aprì pienamente, un’aura dorata illuminò la sua mano formando una sfera di potere puro, poi puntò il braccio dinnanzi a sé e la sfera dorata partì verso la Shuker.
Livian si vide arrivare contro quell’emanazione di luce gialla… Non sapeva di cosa si trattasse, decise di agire d’istinto portando avanti a sua volta la mano sinistra, ricoperta da quello strano materiale bluastro. La luce della sfera le fece chiudere gli occhi e poi: avvertì il colpo, un impatto d’incredibile potenza. Tutto il suo corpo venne scosso da un grande tremore, tale era la potenza di quel prodigio. Ma fu tutto lì. Quando i suoi occhi si riaprirono, vide solo del fumo emesso dalla sua mano, ma nessuna scalfittura o dolore. Allora lo spirito del suo avo qualcosa le aveva lasciato, ne fu piacevolmente sorpresa: tanto che sorrise quando guardandosi il palmo della mano, si accorse che anch’esso era intatto.
Rivolse nuovamente i suoi occhi verso Aris che era rimasta interdetta.
-A quanto pare impiegherai qualcosa di più di secondo per eliminarmi, Aris-, disse minacciosamente Livian, mischiando una certa ironia.
-Ora capisco perché avverto tanto potere in te, quel braccio è stato contaminato dal sangue di Damocle il Demone Millenario-
Stavolta fu Livian a rimanere interdetta, non pensava che qualcun altro conoscesse la storia di Damocle. -Uno degli abitanti del regno dell’Inferno coi quali combattei al tempo della grande guerra tra i nostri due mondi, nonché l’unico che per poco non mi riuscì ad eliminare. Possedeva una potenza spaventosa. Non riesco davvero a capire come abbia fatto, un insetto come te, ad ottenere tale potere-
-Come ti ho detto prima, non ti riguarda. Se vuoi saperlo, non avevo idea che si trattasse di qualcosa derivante da Damocle. Comunque fa lo stesso per me-, le sue parole vennero interrotte da una sardonica risata di Aris.
-Possiedi uno dei più grandi poteri del mondo e non te ne rendi nemmeno conto. Sei davvero patetica! Comunque non esaltarti tanto, hai solo guadagnato qualche attimo di vita. Ora ti attaccherò direttamente!-
Con balzo velocissimo, Aris scattò come una freccia verso Livian, facendo sibilare la sua spada nell’aria, ma la Shuker, riuscì a parare il colpo sempre col suo braccio. Subito cercò di contraccare con la sua lama, ma l’Angelo lo scansò addirittura spiegando le ali e volando nella aria, dopo un salto di qualche metro si calò vertiginosamente, anche con una certa regalità, in picchiata verso Livian dall’alto. Il colpo fu tale che la lama della Shuker si spezzò, il filo della lama le penetrò dentro la spalla, facendola finire a terra. Livian era sugli scalini, perdendo sangue vistosamente.
Aris fece per infilzarla di nuovo ma successe qualcosa di incredibile: dal braccio sinistro di Livian uscì fuori una gigantesca lama ondulata, che parò la spada di Aris facendola a pezzi. La cosa incredibile era che quella lama nasceva direttamente dal suo avambraccio, come una lama rettrattile. Livian non capiva come fosse successo, in effetti, c’erano diverse cose che doveva capire… Ma lo avrebbe fatto dopo. Si rimise in piedi, e fu lei ad attaccare stavolta: con una mossa fulminea del braccio fece volare via l’inutile spada dalle mani di Aris e, prima che lei potesse reagire, le sferrò subito un secondo attacco. Una lama all’interno dell’avambraccio non era certo molto comoda, ma aveva aperto il braccio sinistro esternamente: quindi ora poteva infilzare la sua avversaria senza problemi, vibrò quindi un affondo.
La lunga lama ondulata bluastra trapassò da parte a parte il corpo di Aris.
Il colpo la mise in difficoltà, ma non la fermò. Aprì le sue ali con un battito prodigioso; Livian subì un’onda d’urto che la respinse indietro di un circa un metro, ma si rimise subito in piedi.
Intanto, Aris si librò a mezz’aria. Con una mano si tamponava la ferita sull’addome. Si trovava ad alcuni metri sopra Livian: guardava lei e tutti gli altri con smisurato odio, il suo sangue rosso macchiava l’armatura d’argento.
-Questa è la prima volta che un’umana mi sconfigge. Non ce ne sarà una seconda, lo giuro! Quanto a voi altri non crediate di liberavi di me così facilmente! Anche se morissi, quello che io cercavo di ottenere succederà lo stesso! Continuate pure a battervi per i vostri ridicoli ideali di popolo unito, essi non vi proteggeranno dall’unica fine alla quale andrete incontro- i suoi occhi rossi e lo stato di rabbia, il suo volto quasi spettrale, la rendevano ancora più inquietante e minacciosa.
Quell’essere era divorato dall’odio. Livian convenne che doveva essere uno stato naturale per lei.
-Non c’è scelta- Continuava. -Morirete tutti quanti!-
-Ne sei convinta?- Le urlava Livian. -Non sei riuscita a tenere testa a me. Speri di potere eliminare un intero popolo che ti combatte? Sai qual’è la verità? Tu ci temi. Ci odi tanto, perché sai che pur non avendo nessun potere: la semplice unione di un popolo crea una forza in grado di sconfiggere persino un essere come te. Ci sono riuscita io, come c’è riuscito Desmond Gangrel che nonostante l’avessi ferito a morte è stato capace di fermarti-
Parlò Livian con grande convinzione. -E’ la nostra “unione” a renderci forti, mentre tu sei “sola”-
L’Angelo digrignò i denti. -E’ solo un’illusione! Quanto durerà la vostra unione? Quanto impiegherete a tornare a distruggervi a vicenda? Perché succederà!-
-Forse nessuno di noi raggiungerà mai la tua sapienza. Ma almeno, quando ci uniamo per combattere, lo facciamo per un ideale. Per proteggere la nostra terra, per il nostro futuro, e per quello delle future generazioni. Un popolo combatte per questo. Finché ci battiamo per una sola di queste cose, o contro oppressioni, come in questi mesi. Abbiamo la coscienza pulita. Tu puoi dire lo stesso?-
Aris rimase in silenzio per qualche attimo, come se stesse riflettendo sulle sue parole.
-Avete solo rimandato la vostra ora, ma non andrete lontano perché tornerò. E tu!- Disse indicando dall’alto proprio Livian. -Sei la prima della lista-
-Fatti sotto subito allora, così la finiamo- le rispose per le rime Livian, con un cenno di soddisfazione.
-Concluderemo Livian Shuker, il tempo che le mie forze tornino all’apice. Sviluppa il tuo potere, perché ne avrai bisogno quando tornerò- Poi le sue labbra si incurvarono in un sorriso sadico. -Sai, quasi ti invidio per il dono che hai ricevuto. Ma un potere del genere comporterà un grande pegno!-
Senza dire altro l’Angelo alzò le braccia, emise una potente luce bianca che accecò tutti.
Quando Livian e tutta la gente riacquistarono la vista: Aris Agricaltus era scomparsa. Tutti rimasero ammutoliti, nessuno sapeva cosa dire.
Fu un lamento di dolore a far trasalire Livian. Salì i gradini e raggiunse Desmond, ancora inginocchiato.
-Finalmente se ne è andata cominciava a darmi sui nervi- disse l’uomo cercando di sembrare spavaldo.
-Non muoverti, amico mio-
Chiamò a gran voce qualcuno che potesse curarlo. In mezzo alla folla c’erano un paio di medici, e lo lasciò nelle loro mani.
Dopodiché Livian percorse gli scalini raggiungendo la Regina Demi, ancora svenuta. Non era molto serena, le rimbombavano nelle orecchie le parole di odio di quell’essere. Era incredibile che un aspetto bello ed evocativo, nascondesse una natura così crudele e sadica. In più quello che le aveva detto sul suo braccio: il potere che aveva ereditato, ed il pegno che avrebbe dovuto pagare…
Aveva l’impressione che il pegno potesse essere il suo cambiamento d’indole. Se era così cominciava ad aver timore di quello che aveva ereditato. Guardò con preoccupazione il suo braccio.
Questi pensieri vennero interrotti quando la regina Demi si riprese, Livian si chinò su di lei mentre schiudeva gli occhi. La prima cosa che vide fu la massa del popolo ridotta in brandelli.
-Il mio popolo…- Disse piangente… Livian comprese che era lei, ora riconosceva il suo sguardo.
Demi si girò verso di lei e subito la riconobbe.
-Livian… Sei tu?-
-Ben tornata mia Regina-, le rispose sorridendo.
Dopo quello che era successo con Aris, non ci volle molto a spiegare alla popolazione della città la verità sulla regina: era stata comandata da quell’entità misteriosa ed ostile. Anche Orlando Waves, arrivato alle porte delle città alla testa del suo esercito, accolse piacevolmente la verità.
Se il Candervell fosse rimasto senza una guida ci sarebbero potute essere altre battaglie per la successione. Orlando raccontò alla regina quanto fatto da lui e l’esercito Regolare per riprendersi il paese, ricacciando gli invasori oltre i loro confini.
Demi comprese tutto, mentre si trovava in piedi davanti ai tre liberatori del suo popolo. Erano tutti nella stanza del trono: Demi era davanti a Livian Shuker, Orlando Waves; aveva già ringraziato anche Desmond Gangrel, che intanto stava guarendo dalla ferita.
-Vi ringrazio per quello che avete fatto, se non fosse stato per voi il Candervell sarebbe davvero finito-
-Non è noi che dovete ringraziare- disse Orlando. -Ma il vostro popolo: sono loro i veri liberatori. Hanno saputo ribellarsi alla paura, hanno dimostrato il loro coraggio e si sono battuti per la loro terra, noi non abbiamo fatto che incoraggiarli un po’, nient’altro. Se volete davvero ringraziare il vostro popolo per avervi restituito il regno, rendete questo regno il migliore che sia mai stato-
Orlando vide con piacere che la giovane Demi ascoltava, con attenzione, ogni sua parola.
-Un regno dove sia un piacere vivere. Trattate il popolo con giustizia e con rispetto. Siate sempre dalla sua parte e difendetelo sempre contro chiunque, vedrete che vi sarà riconoscente. Questo è l’unico consiglio che mi sento di darvi mia Regina-, concluse l’ultimo dei Waves con tono rispettoso, ma non per questo indeciso.
-Io posso solo dirvi che sono d’accordo con Orlando-, asserì Livian Shuker.
Demi comprese. Si avviò verso il trono, non era sicura di esserne degna dopo quanto aveva fatto, ma si sarebbe fatta perdonare. Il popolo è l’anima del paese, senza di esso il paese è solo un nome, non lo avrebbe mai dimenticato. Salì gli scalini e con una certa eleganza si mise a sedere sul trono, era pronta a fare la Regina.
Una Regina vera, stavolta. -Per prima cosa bisogna avviare la ricostruzione del regno e la distribuzione di ricchezze per i bisognosi, e poi fare in modo che nostri confini rimangano sicuri. Naturalmente è solo l’inizio ma con voi tre al mio fianco sono sicura che c’è la farò a rimettere in piedi il regno-, disse con la convinzione che da sempre la contraddistingueva.
Orlando assentì, ma non Livian.
-Mi spiace mia Regina, ma dovrete fare senza di me-, furono le scioccanti parole della guerriera. Demi la guardava con stupore.
-Ma perché Livian?- Le chiese con una certa sorpresa.
-Non posso rimanere, i guerrieri del deserto mi hanno aiutato, avevo promesso loro che li avrei guidati a razziare i regni oltre il deserto. Devo mantenere la mia parola, inoltre sempre nel deserto ho una piccola faccenda da sistemare- Concluse con una certa rudezza.
-Capisco-, disse Demi arrendendosi. -Se è così puoi andare tranquilla. Ricordati che sarai sempre la benvenuta qui-
Livian salì i gradini del trono e prese la mano della Regina, baciandola in segno di rispetto.
-E’ stato un onore, servirti mia Regina-, disse col sorriso sulle labbra Livian.
-L’onore è stato mio. Mia grande amica- rispose Demi con le lacrime agli occhi.
Dopodiché scese i gradini e si avvicinò ad Orlando. Gli occhi azzurri di lei, si posarono sullo sguardo glaciale di lui.
-E’ stato un onore difendere il Candervell assieme a te. Sei un eroe Orlando. Non lo dimenticare mai.-
I due si diedero la mano in segno di saluto.
-Come ho già detto-, disse Orlando. -I veri eroi sono le persone normali. Noi al massimo diamo loro ispirazione. Ti saluto Livian. Non dimenticare mai da dove vieni-
I due si strinsero la mano per qualche altro istante. Poi Livian si diresse verso la porta, camminando lentamente.
Arrivata davanti ad essa la aprì e fece per attraversarla; prima di uscire rivolse un’ultima occhiata ai suoi amici.
-Magari poi torno a trovarvi- Celando un ultimo sorriso, prima di svanire.
Il sole era alto nel deserto, caldo come sempre, l’immensa distesa di sabbia poco era cambiata. Secondo molti storici e studiosi sarebbe rimasta così per sempre.
La sabbia ancora non scottava e questo era un bene per la compagnia a cavallo che si trovava in mezzo alle dune.
Era il gruppo di predoni del deserto che sotto gli ordini di Livian Shuker si stava dirigendo i territorio all’estremo Ovest. Ma si erano fermati in una certa zona di quella infinita distesa di sabbia, per sistemare una questione che a Livian stava molto a cuore.
Lei e alcuni dei suoi predoni avevano formato un circolo e in mezzo a loro vi era Korius il Predone, era stato sepolto fino al collo nella sabbia, si vedeva solo la testa di lui.
Livian lo guardava molto divertita: da tanto attendeva quel momento, ed ora voleva goderselo fino in fondo. La paura dipinta sulla sua faccia ammutolita era già una grande soddisfazione per lei.
-Ti ricorda qualcosa questa situazione, Predone? L’altra volta ero io a guardarti dal basso verso l’alto, sono sicura che lo ricordi, quindi ricordi che cosa ti dissi?- Fece una pausa, non si aspettava che le rispondesse e così fu.
-Ti dissi di uccidermi finché potevi. Poi, in modo molto maleducato, mi hai impedito di dirti che altrimenti ti avrei fatto sparire dalla faccia della terra. Sai, in realtà, mi avevi ridotto male, ma hai commesso un’imperdonabile leggerezza, non mi hai dato il colpo di grazia. Hai preferito farmi soffrire fino all’ultimo. Bé, stai sicuro che io non commetterò la stessa sbadataggine, ecco perché ti ho portato qui. Questi uomini conoscono un bel modo per farti morire soffrendo molto-
Fece un cenno ad uno degli uomini che si trovava di fronte ad una strana collinetta di sabbia mediamente alta e quasi a punta. L’uomo del deserto con la punta della spada diede un colpetto alla punta della collinetta, con orrore di Korius, da essa uscirono delle formiche rosse che incominciarono a muoversi in gruppo. Non finivano mai di uscire e Korius capì perché era stato sepolto e ferito alla faccia, incapace persino di urlare si videro solo delle lacrime sul suo volto.
-Ti metti anche a piangere? Vedo che come molti sadici sei più bravo ad infliggerli i tormenti che a subirli. Tu mi hai quasi fatto mangiare viva dagli avvoltoi. Ora, io ti lascio in compagnia delle formiche rosse che mangiano qualunque cosa, e sembrano anche affamate da come si stanno dirigendo verso di te- disse accennando alla larga striscia rossa che si avvicinava a Korius.
Il volto del Predone era bianco e paralizzato dal terrore, Livian se lo gustò fino in fondo, quando fu sicura che le formiche non cambiassero idea la guerriera salì sul cavallo insieme ai suoi uomini e si avviò verso l’estremo Ovest.
-Ti lascio a fare conoscenza con quei simpatici insetti. Addio Korius, ti auguro di morire il più tardi possibile- furono le ultime parole della Shuker mentre le prime formiche rosse si avventuravano sulla faccia di Korius.
Mentre l’esercito di uomini del deserto marciava senza voltarsi, delle orribili e agghiaccianti urla di sofferenza echeggiarono nel deserto.
Fine.